Alcuni vedono nei peptidi soprattutto possibili effetti collaterali, compresi effetti a lungo termine che non sono ancora stati studiati a fondo. I sostenitori, invece, sottolineano che sarebbero meno dannosi rispetto ad altre sostanze dopanti e, allo stesso tempo, ne evidenziano il potenziale nel favorire risultati più rapidi e una migliore rigenerazione, soprattutto dopo gli infortuni. In questo contesto si parla spesso di come agiscano i peptidi sulle articolazioni. In questo articolo approfondiremo l’argomento, concentrandoci soprattutto sui fatti. Presenteremo sia il potenziale sia i limiti di queste sostanze. Allo stesso tempo, desideriamo sottolineare che molte di esse, in Polonia, sono ancora autorizzate alla circolazione soltanto come sostanze destinate alla ricerca, e non come integratori o farmaci a uso medico. Conoscere meglio il tema, però, può solo essere utile, quindi ti invitiamo a proseguire nella lettura.
Peptidi – che cosa sono e quali applicazioni hanno?
Si tratta di corte catene di amminoacidi legati tra loro da legami peptidici. A differenza delle proteine, la lunghezza di queste catene di solito non supera i 50 amminoacidi. Dal punto di vista biologico, funzionano tra l’altro come segnali in grado di attivare processi specifici e le relative cascate metaboliche. Possono, per esempio, avviare la produzione di collagene o processi antinfiammatori, il che, nel contesto della rigenerazione di cellule e tessuti, soprattutto delle articolazioni, ha un’importanza notevole.
I peptidi trovano applicazione in diversi settori. In cosmetica, ad esempio, vengono usati quelli capaci di attraversare la barriera delle mucose o della pelle. In medicina, l’insulina è un esempio ampiamente utilizzato. Nel bodybuilding e nello sport ricreativo, in modo non ufficiale, vengono usati peptidi che vengono assunti soprattutto tramite iniezione o per via orale. Ed è proprio su questi che ci concentreremo di più in questo articolo.
L’uso pratico dei peptidi sviluppato nelle palestre
Anche se queste sostanze sono autorizzate soltanto per fini di ricerca di laboratorio, come abbiamo già sottolineato, l’ambiente delle palestre e non solo ama spesso “testarle” su se stesso. Per molti rappresentano un mezzo di prevenzione degli infortuni, perché possono sostenere il lavoro di muscoli e articolazioni, e questo ha un’enorme importanza quando si lavora con carichi molto elevati e si portano le serie al cedimento.
Alcuni peptidi mostrano anche proprietà che sembrano accorciare i tempi di recupero, sia quello ordinario sia quello successivo a un infortunio. Gli utenti più esperti arrivano perfino a combinarli con altre sostanze dopanti, utilizzandoli come supporto protettivo.
Su cosa si basa l’idea che, per esempio, i peptidi per le articolazioni possano essere efficaci? Da una parte, sull’esperienza pratica. Dall’altra, sui risultati osservati negli studi preclinici. Per esempio, l’Ipamorelin può stimolare l’ipofisi a rilasciare ormone della crescita in modo pulsatile. Questo, a sua volta, accelera la sintesi del collagene di tipo I e III. E proprio questi costituiscono una sorta di “impalcatura” per le articolazioni.
Come vengono percepiti i peptidi nel bodybuilding
Nel caso del doping, il contesto conta molto. Alcuni utilizzano i peptidi come elemento sinergico insieme a SARMs o SAA, combinandoli nei cosiddetti stack. Altri, invece, li considerano una soluzione “più sicura” rispetto a entrambe queste categorie. Anche se agiscono più lentamente, potenzialmente offrono effetti rigenerativi migliori con un minore carico per l’organismo, anche se questo richiede ancora conferme sperimentali.
Quali peptidi possono potenzialmente avere un effetto favorevole sulla rigenerazione delle articolazioni?
Nella pratica delle palestre hanno trovato impiego diversi tipi di sostanze di questo gruppo. Tra quelle più comunemente usate troviamo, tra le altre:
- peptidi del collagene,
- BPC-157,
- TB-500,
- GHRH e GHRP (meglio noti come CJC-1295 e Ipamorelin).
Qui sotto li descriviamo più nel dettaglio. Ci soffermeremo soprattutto su che cos’è il BPC-157, perché è proprio questa sostanza a essere spesso percepita come una potenziale opportunità per chi ha subito un infortunio.
Peptidi del collagene
A differenza del BPC-157 utilizzato, tra le altre cose, per le articolazioni, le iniezioni contenenti peptidi del collagene sono ampiamente disponibili e considerate sicure nell’ambito del consenso medico. Contengono idrolizzato di collagene, ottenuto attraverso la scomposizione enzimatica delle molecole di questa proteina in frammenti più piccoli. Va aggiunto che sono disponibili non solo sotto forma di iniezioni, ma anche in compresse.
Ciò che le caratterizza è l’elevata sicurezza e una certa efficacia confermata da studi. Grazie a questi peptidi si può ridurre il dolore articolare e migliorare anche l’elasticità della pelle. Tuttavia, richiedono dosi elevate e la certezza della purezza della materia prima.
Vale la pena menzionare ancora un aspetto: i peptidi del collagene, per agire in modo più efficace, necessitano di altri componenti in sinergia. Uno dei micronutrienti più importanti è l’acido ascorbico, cioè la vitamina C, che sostiene la corretta sintesi del collagene nel punto in cui deve agire. Inoltre serve il silicio, che svolge una funzione stabilizzante per la molecola di acido ialuronico e per il solfato di condroitina, sostanze che riempiono gli spazi tra le fibre di collagene nelle articolazioni. In pratica agisce come una specie di collante e, allo stesso tempo, aumenta la resistenza meccanica della cartilagine e dei tendini. Il rame, a sua volta, rafforza il tessuto connettivo maturo, creando legami incrociati tra molecole adiacenti di collagene ed elastina.
BPC-157 – Body Protection Compound
Questa sostanza appartiene già alla cosiddetta “zona ricerca”. Tra i bodybuilder è uno dei composti più popolari di questa categoria ed è formato da 15 amminoacidi presenti naturalmente nel succo gastrico umano. Ancora più importante di capire che cosa sia il BPC-157 è comprendere come agisca. E le sue proprietà suggeriscono un’azione su più fronti nell’organismo.
Da una parte può stimolare l’espressione dei recettori per il VEGF, cioè il fattore di crescita vascolare endoteliale. Questo accelera i processi di angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni. Inoltre favorisce l’attivazione dei fibroblasti, cellule che producono collagene nei tendini. In pratica, quindi, un’iniezione di BPC-157 potrebbe accelerare la guarigione dei legamenti e avere anche un effetto antinfiammatorio nel punto di somministrazione. Bisogna però ricordare che questa sostanza non è stata oggetto di studi ampi sull’uomo e che la maggior parte dei dati proviene da modelli animali. Mancano quindi informazioni affidabili sugli effetti a lungo termine sul corpo umano.
TB-500
Un’altra sostanza appartenente a questo gruppo è il TB-500. Si tratta di una frazione sintetica della timosina beta-4, naturalmente presente nell’organismo, e il suo compito è regolare l’actina, una proteina coinvolta nella struttura cellulare e nel movimento delle cellule. La migrazione cellulare avviene verso il sito della lesione, per cui, almeno in teoria, questo peptide favorisce la ricostruzione dei tessuti danneggiati. Inoltre ha un’azione sistemica, contribuendo a ridurre l’infiammazione. In altre parole, mentre il BPC-157 sembrerebbe funzionare meglio quando viene iniettato localmente, il TB-500 dovrebbe agire in modo più efficace su tutto l’organismo.
Come risultato del suo utilizzo, esiste la possibilità di migliorare il range di movimento delle articolazioni. Con il suo aiuto si possono anche ridurre stati infiammatori cronici dei tendini, cosa particolarmente importante in disturbi come il gomito del tennista o del golfista. Bisogna comunque tenere presente che, come per il BPC-157, anche il potenziale effetto favorevole sulle articolazioni è accompagnato dal rischio di conseguenze ancora sconosciute. Inoltre, entrambe queste sostanze compaiono nella lista delle sostanze dopanti vietate.
GHRH e GHRP (più conosciuti come CJC-1295 e Ipamorelin)
Non li citiamo uno accanto all’altro per caso. Questo dipende dal fatto che la pratica ha mostrato una certa efficacia quando vengono usati in sinergia. Allo stesso tempo bisogna chiarire che sia il CJC-1295 sia l’Ipamorelin agiscono in modo indiretto. Questo significa che non intervengono direttamente sulla lesione, ma stimolano processi che spingono l’organismo a produrre il proprio ormone della crescita.
Con l’aumento del GH cresce anche l’IGF-1, cioè il fattore di crescita insulino-simile 1, prodotto soprattutto nel fegato e fondamentale nella stimolazione della crescita dei tessuti e della rigenerazione. Agisce, tra l’altro, stimolando la divisione cellulare, il che consente di “sostituire” più rapidamente le vecchie fibre di collagene danneggiate con nuove.
Nella pratica si osservano diversi effetti. Da un lato migliora la qualità del sonno, che è cruciale per la rigenerazione dell’organismo. Dall’altro aumenta la densità ossea, così come la velocità e l’efficacia della rigenerazione dei tessuti molli. Tuttavia esiste anche un rischio legato all’uso di questi preparati: la possibilità di sviluppare insulino-resistenza, come conseguenza di un’alterazione del metabolismo del glucosio. Nei casi estremi si può arrivare perfino all’ipertrofia degli organi interni.
Quali sono i limiti nell’uso dei peptidi per la rigenerazione delle articolazioni?
Sui peptidi si è detto molto, ma ancora non abbastanza da eliminare del tutto le controversie che li circondano. I sostenitori degli allenamenti intensi e dei risultati più rapidi li descrivono soprattutto come strumenti da usare con intelligenza. L’iniezione di composti peptidici ha probabilmente riportato molte persone all’attività fisica. La domanda è: a quale prezzo? Per questo motivo, ora che sai che cos’è il BPC-157 e quali sono gli altri composti usati, vale la pena parlare più a fondo dei loro limiti.
Status legale ed etico
Probabilmente questa è la questione più importante, o comunque una delle principali, che rende ancora così acceso il dibattito sui peptidi nell’ambiente sportivo e nelle palestre. Sia le istituzioni europee sia quelle americane non autorizzano l’uso delle sostanze avanzate di questo gruppo per impiego umano generale. Questo dipende dal fatto che, come già detto, vengono testate sugli animali, compresi i ratti di laboratorio. Mancano invece studi più ampi sugli esseri umani, se si escludono, ovviamente, le tante persone che “li testano” in palestra. Inoltre, in quanto sostanze destinate alla ricerca, sono vietate nello sport, con l’eccezione di peptidi come le iniezioni di collagene, e non sembra che la situazione possa cambiare rapidamente.
Mancanza di informazioni sul potenziale impatto negativo sulla salute
L’assenza degli studi citati rappresenta di per sé un rischio per la salute. Conosciamo alcuni effetti negativi a breve termine dell’uso di queste sostanze e sappiamo che parte di essi può regredire dopo la sospensione del preparato. Tuttavia, alcuni processi considerati potenzialmente utili, come l’angiogenesi, potrebbero in futuro favorire lo sviluppo di tumori. Non si tratta di un rischio dimostrato in modo definitivo, ma è reso plausibile dalla natura stessa del fenomeno.
Qualità e purezza
Molte persone acquistano questi prodotti come “sostanze da ricerca” da fonti molto diverse. Per questo esiste il rischio di imbattersi in prodotti contaminati da tossine di vario tipo. È piuttosto comune che peptidi provenienti da venditori non affidabili, ammesso che il prodotto li contenga davvero, siano contaminati da metalli pesanti o batteri. E questo può trasformarsi facilmente in un serio problema di salute.
Via di somministrazione
Anche se alcuni peptidi sono disponibili in forma orale, il che ne riduce l’efficacia a causa dei processi digestivi, o perfino come spray nasale, la maggior parte viene somministrata tramite iniezione. Per esempio, il BPC-157 per le articolazioni sembrerebbe funzionare meglio se iniettato nella zona della lesione. In questo modo potrebbe agire in maniera più rapida ed efficace. Per fare iniezioni, però, servono conoscenze e strumenti adeguati per operare in modo sterile e sicuro. In caso contrario, esiste il rischio di infezioni e ascessi.
Peptidi per la rigenerazione delle articolazioni – conclusione
Rispetto ad altre sostanze dopanti, i peptidi per le articolazioni rappresentano un potenziale alleato attorno al quale esistono ancora molte controversie. Anche se spesso agiscono in modo indiretto, possono stimolare l’organismo a rigenerarsi più rapidamente e a migliorare la qualità dei tessuti connettivi. Restano però dubbi e rischi connessi al loro utilizzo, e non solo sul piano della legalità sportiva, ma soprattutto per quanto riguarda la salute a lungo termine.
