Lesioni gravi della muscolatura, dei tessuti connettivi o delle ossa possono tenere lontani dall’allenamento per molto tempo. Per questo molte persone si chiedono come accelerare i processi di recupero dell’organismo. Alcune, nel tentativo di trovare una scorciatoia, si rivolgono a strategie farmacologiche più “spinte”. Tra i prodotti più noti della cosiddetta “zona grigia” spiccano i peptidi per gli infortuni.
Come agiscono? Sono davvero efficaci? Quali rischi potenziali comportano? A queste e a molte altre domande cerchiamo di rispondere in questo articolo. Se vuoi approfondire il tema dei peptidi che potrebbero avere un ruolo importante nel ritorno alla piena funzionalità fisica, ti invitiamo a proseguire la lettura.
Che cosa sono i peptidi?
I peptidi sono brevi catene di amminoacidi con proprietà diverse: possono fungere da molecole di segnalazione (innescando intere cascate di reazioni in risposta a determinati stimoli o condizioni), avere funzioni regolatorie, ma anche potenzialmente terapeutiche.
Sebbene ufficialmente non siano approvati come farmaci per l’uso sull’uomo e vengano classificati come preparati a scopo di ricerca, nella pratica molti bodybuilder e atleti scelgono comunque di utilizzarli, attratti dal loro potenziale. Viene ipotizzato che possano contribuire alla rigenerazione post-allenamento e post-infortunio dei tessuti molli, dei tessuti connettivi (tendini e legamenti) e persino delle ossa. Alcuni di essi sembrano mostrare effetti neuroprotettivi e neurorigenerativi. A seconda del tipo, l’azione può essere prevalentemente locale oppure sistemica.
In che modo i peptidi possono aiutare nel trattamento degli infortuni?
Anche se i dati derivanti da studi clinici sull’uomo sono ancora limitati, alcune pubblicazioni scientifiche suggeriscono che i peptidi potrebbero accelerare la guarigione dei tessuti molli e duri. Il secondo aspetto, quello relativo alle ossa, desta particolare interesse: determinati peptidi sembrano infatti sostenere il processo di osteogenesi e la migrazione delle cellule osteoprogenitrici. In altre parole, sotto il loro effetto si attivano meccanismi che favoriscono la rigenerazione, il rimodellamento e talvolta il rafforzamento dell’osso.
Il potenziale rigenerativo dei peptidi è legato anche alla possibile influenza positiva sull’angiogenesi, ovvero sulla formazione di nuovi vasi sanguigni. Una rete vascolare più ricca significa una migliore fornitura di nutrienti – macro e micronutrienti – ai tessuti. Questo, in modo del tutto naturale, sostiene i processi di guarigione.
Inoltre, i peptidi sono in grado di stimolare la migrazione delle cellule deputate alla riparazione e di modulare la matrice extracellulare. Contribuiscono quindi a creare una sorta di “impalcatura” per le cellule rigenerative, favorendo la cicatrizzazione e la ricostruzione delle aree danneggiate.
Va anche ricordato che i peptidi per gli infortuni possono ridurre l’infiammazione, migliorando così la qualità della rigenerazione dei tessuti e alleviando il dolore legato, ad esempio, al focolaio infiammatorio e all’edema. Un ulteriore effetto importante è la stimolazione della sintesi di collagene, elemento fondamentale per la ricostruzione del tessuto connettivo.
Quali peptidi hanno il maggior potenziale nel trattamento degli infortuni?
In ambito traumatologico vengono menzionate varie sostanze, ma tra i peptidi due nomi, in particolare, godono di maggiore fiducia:
- BPC-157, ritenuto utile per la rigenerazione dei tessuti molli e connettivi,
- TB-500, usato sia per lesioni dei tessuti molli che di quelli duri, spesso abbinato al BPC-157 per un possibile effetto sinergico.
Parleremo di entrambi più nel dettaglio nei paragrafi che seguono.
BPC-157
Body Protection Compound 157 è un peptide sintetico costituito da quindici amminoacidi. In condizioni naturali fa parte di una catena proteica più lunga, presente nello stomaco, dove svolge un ruolo di protezione della mucosa gastrica. In laboratorio, questo segmento è stato isolato e ottimizzato per esaltarne alcune caratteristiche.
In un primo momento il BPC-157 è stato considerato un potenziale farmaco per disturbi dell’apparato digerente, ma altre sue proprietà – tra cui:
- la promozione dell’angiogenesi,
- la modulazione dell’enzima ossido nitrico sintasi,
- la capacità di stimolare la proliferazione di fibroblasti e cellule endoteliali –
hanno aperto nuove prospettive di utilizzo.
Cosa significa tutto questo, in pratica? Un prodotto come BPC-157, ad esempio quello distribuito da Androchem Laboratories, potrebbe favorire una migliore ossigenazione e un apporto più efficiente di nutrienti ai muscoli, alle cartilagini o ai tendini lesionati. La modulazione dell’ossido nitrico sintasi e dell’intero pathway collegato invia al corpo il segnale di aumentare la presenza di ossido nitrico nella zona colpita – una molecola importante sia per la rigenerazione che per il processo di costruzione muscolare.
L’effetto sulla proliferazione dei fibroblasti e delle cellule endoteliali viene messo in relazione con possibili interazioni con i recettori del VEGF e altri fattori di crescita, con conseguente incremento dei processi di crescita e riparazione tissutale. In teoria (va sempre ricordato che si tratta di risultati provenienti principalmente da studi in vitro e su animali), BPC-157 di Androchem Laboratories potrebbe rappresentare un alleato di rilievo nel trattamento degli infortuni.
Tuttavia, non si possono ignorare le possibili controindicazioni. BPC-157 può dare luogo a effetti collaterali, inclusi alcuni non ancora descritti in modo dettagliato ma ipotizzabili proprio in virtù del suo profilo di attività. Torneremo sul tema fra poco.
TB-500
Accanto al Body Protection Compound 157 troviamo il peptide TB-500. Si tratta di un’altra molecola sintetica, corrispondente a un frammento della timidina beta-4 (thymosin beta-4), una proteina più lunga prodotta dalla ghiandola del timo. La timidina β-4 è presente nell’uomo e in molti altri animali e partecipa ai processi di riparazione dei tessuti, tra l’altro attraverso:
- la stimolazione della migrazione cellulare,
- l’effetto positivo sull’angiogenesi,
- la riduzione dell’infiammazione.
TB-500 è una versione peptidica più corta della Tβ4, caratterizzata da una maggiore biodisponibilità e, di conseguenza, da una potenziale efficacia superiore. Presenta inoltre una struttura più stabile e una emivita più lunga all’interno dell’organismo. Il meccanismo d’azione è legato in particolare alla stimolazione della proliferazione dei fibroblasti e delle cellule muscolari coinvolte nella riparazione.
Come il BPC-157, anche TB-500 può favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni e, di conseguenza, migliorare il trasporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti. Funziona inoltre come segnale che invita il corpo ad aumentare la produzione di actina, una proteina strutturale fondamentale per il movimento e la forma delle cellule. Può contribuire anche a migliorare la sintesi di collagene, supportando così il recupero di tendini e legamenti lesionati.
Si ritiene che i peptidi TB-500 possano esercitare un’azione antinfiammatoria, con una riduzione dell’edema, del dolore e un miglioramento dei processi di guarigione. Particolarmente interessante è il potenziale contributo alla rigenerazione ossea dopo un trauma. Il tessuto osseo ha generalmente bisogno di molto tempo per tornare a una condizione normale. Negli studi condotti, il TB-500 attiva specifiche vie di segnalazione che favoriscono non solo la diffusione delle cellule riparatrici, ma anche la loro differenziazione.
Si ipotizza comunque che il miglioramento nella guarigione delle lesioni ossee derivi, almeno in parte, dai benefici esercitati sul tessuto molle circostante, che contribuisce a stabilizzare il segmento osseo dopo la guarigione e a supportarne il consolidamento.
Dall’altra parte troviamo numerose testimonianze di atleti e bodybuilder. Molte opinioni su TB-500 riportano che la sostanza abbia permesso di tornare in palestra o a praticare altre attività fisiche anche dopo infortuni piuttosto seri. Bisogna però ricordare che, così come il BPC-157, anche TB-500 può comportare alcuni effetti collaterali e il rischio di reazioni avverse non previste.
Possibili effetti collaterali dei peptidi per gli infortuni
Il punto più critico è che nessuno di questi prodotti è stato approvato per l’uso sull’uomo: si tratta unicamente di composti destinati alla ricerca. Nella realtà, però, molti bodybuilder scelgono di “sperimentarli” su se stessi. Di conseguenza mancano fonti scientifiche solide e sistematiche in grado di fornire un quadro completo degli effetti collaterali del BPC-157 e di altri peptidi simili. Alcuni effetti sono stati osservati, mentre altri si deducono dalle caratteristiche generali di queste molecole.
Partiamo dall’angiogenesi. Da un lato si tratta di un fenomeno molto desiderabile, che può migliorare la performance fisica, la funzionalità muscolare e la capacità di recupero dopo un infortunio. Dall’altro, esiste un possibile rovescio della medaglia: in teoria, la formazione di nuovi vasi potrebbe offrire “vie di accesso” a determinati tumori, facilitandone la crescita. Si tratta di un rischio non dimostrato in modo definitivo, ma non del tutto trascurabile.
Oltre a questo, BPC-157 potrebbe causare:
- disturbi a carico dell’apparato digerente,
- mal di testa e vertigini,
- alterazioni dell’appetito,
- stanchezza e sonnolenza,
- reazioni allergiche (in particolare nella zona dell’iniezione).
E quali sono i possibili effetti collaterali del TB-500? Tra quelli riportati:
- stanchezza o senso di debolezza, in genere transitori,
- interazioni non ancora note con altre sostanze (è quindi essenziale prestare attenzione in caso di terapie farmacologiche concomitanti),
- stati d’ansia,
- nausea e dolori a livello gastrointestinale,
- reazioni locali nella sede di iniezione.
Peptidi per gli infortuni – cosa dicono le opinioni?
Nonostante i rischi potenziali, molte persone reduci da un infortunio scelgono di affidarsi a questo tipo di supporto farmacologico. La prospettiva di un rientro più rapido agli allenamenti, possibilmente senza dolore, è un incentivo forte a prendere in considerazione BPC-157 o TB-500.
Le testimonianze su questi prodotti riferiscono spesso che atleti e bodybuilder siano riusciti, grazie al loro utilizzo, a superare situazioni complesse: fratture, lesioni tendinee (anche a carico del gomito) o strappi del muscolo pettorale. Resta però fondamentale ricordare che si tratta di sostanze che richiedono ulteriori studi e una valutazione più approfondita.
Farne uso significa esporsi a un rischio potenziale per la salute e, nei casi più gravi, per la vita stessa.
